Baleani Alta gioielleria | Anelli e Bon Bon

Anelli e Bon Bon

Due sorelle, una tradizione familiare di alta gioielleria e la voglia di comunicare in maniera contemporanea. È iniziata così la mia collaborazione con Baleani Alta Gioielleria.

In queste immagini insieme ad Anna e Polly Baleani e a Luca Sartini, la terza generazione di questa famiglia di gioiellieri di Riccione, ho interpretato la Collezione Candy. Anelli e bon bon quale binomio migliore.

Nel progetto di comunicazione Baleani Alta Gioielleria abbiamo volutamente scelto di fare interpretare le collezioni dai componenti della famiglia. E non è sfuggita agli scatti, discreti, nemmeno l’ultima nata: Matilde. Protagonista perfetta per ricordare la Festa della Mamma.

Yume Ramen | Sogni e cibo per l’Anima

Yume Ramen è un luogo per sognatori con una ciotola calda di brodo per l’anima stretta fra le mani. Il mio debutto con questo meraviglioso cibo giapponese non poteva essere migliore. In una fredda giornata di maggio che ha caratterizzato questa pazza primavera, una ciotola calda di brodo per l’anima non poteva essere invito migliore.

E dire che al principio, quando in Italia è arrivata la moda di questo soul food, non è che abbia fatto salti di gioia. Anzi, pensavo proprio che non facesse per me. Poi, piano piano l’idea si è fatta strada e quando nel centro storico di Rimini ha aperto il primo ramen bar, mi sono detta perché no?

Credi nei tuoi sogni

Entri dentro Yume Ramen e sei avvolto da un’atmosfera zen: dall’arredamento al cibo passando per la filosofia, che ha accompagnato questi visionari imprenditori che del cibo per l’anima ne hanno fatto uno stile di vita. Yume, dal giapponese sogni. Ramen, cibo per l’anima.

Ciecasse il tavolo social per condividere il pasto, sgabelli squadrati con il vano per riporre borse e cappotti. E qualche cosina da leggere per imparare a stare in pace con se stessi (Ikigai) insieme al Quaderno dei Sogni per tornare a sognare (nel caso ce lo fossimo dimenticati), nell’attesa di mangiare.

Come si mangia il cibo per l’anima

Per noi occidentali è tosta. In pratica si fa tutto quello che nel nostro galateo è peccato. Per assaporarlo al meglio servono 8 minuti. I noodles si prendono con le bacchette e si slurpano. Poco chiaro? Si succhiano. Idem con la ciotola di brodo. Si avvicina alla bocca e via di risucchio. Se non ti applichi almeno un po’, lo chef si offende, pensa che tu non abbia gradito il cibo.

Da Yume Ramen tutto è preparato nella cucina a vista. Noodles fatti a mano e le ricette studiate con pazienza e meticolosità giapponese. Come debutto sono partita dal Tokyo Ramen. Città di mare e di terra per cui nella ciotola un brodo di maiale e di pollo, noodles, chashu di maiale, cipollotto, bambù, l’uovo marinato dal cuore morbido e il soffio di mare dato dall’alga nori.

Prima c’era stato un assaggio di gyoza. I caratteristici ravioli giapponesi nella versione carne, pesce e veg. Qui sono cotti alla piastra e penso siano fantastici in ogni stagione. Insomma non serve una fredda giornata d’inverno per gustarli appieno.

Nel menù c’è anche una piccola selezione di cucina nipponica. Noodles saltati con verdure, riso al vapore con verdure e carne di maiale, pollo fritto alla giapponese (marinato in salsa di soia e zenzero da accompagnare alla Umami Mayo, una ricetta segreta del locale), spiedini di pollo accompagnati dalla deliziosa salsa teriyaki. Poche cose selezionate, perché la filosofia di Yume Ramen è scritta nel suo nome: noodles e cibo per l’anima.

Yume Ramen via Cairoli 43 Rimini

Ricominciare di nuovo, yesss

Pagina 1 della mia terza vita lavorativa

Tutto è successo 4 anni fa. Dopo aver sudato le proverbiali sette camicie per diventare una giornalista professionista. Dopo averne sudate altrettante per avere un contratto giornalistico – l’agognato l’Articolo 1 – tutto è andato a gambe all’aria. Giornale fallito e indagine del tribunale in corso per accertare le responsabilità sul fallimento. Ma la cosa più terribile da affrontare: ricostruirsi una nuova stabilità lavorativa. Nel mezzo del cammin di nostra vita, quando sei troppo vecchia per lavorare e troppo giovane per andare in pensione.

Può un blog cambiati la vita?

Nel 2015 non erano (e non sono) più gli anni del sogno come nel 2000 quando, con un gesto di coraggio, ho lasciato il lavoro da impiegata per giocarmi la mia scommessa con il giornalismo. Davanti a me avevo 4 anni di protezioni sociali e poi il nulla. Ho avuto paura, mi sono sentita piccola e impotente, tuttavia nonostante la situazione avversa non ho permesso al mio Vero Io di cedere. Ho seguito l’istinto e ho afferrato il potenziale della frase: la bellezza salverà il mondo. Mi piaceva il mondo dei social. Ho aperto un blog: Solo Cose Piacevoli che poco dopo è diventato IoeRimini. Volevo raccontare Rimini alla mia maniera. Ma soprattutto qualcosa dentro di me mi diceva che quella era la strada giusta per rimettermi in gioco. Non sapevo come, ma sapevo che dovevo farlo.

Un clic ed è stata rivelazione

La svolta con la macchina fotografica. Sapevo scrivere, ma avevo bisogno di foto per il mio blog. Mi sono ritrovata fra le mani una reflex da battaglia. E ho iniziato a fotografare. Dalla prima reflex sono passata alla mia adiratissima Olympus PenF, ceduta con sofferenza per poter acquistare la Sony Alpha, la Macchina Fotografica. Senza che me ne rendessi conto, nel mio fare cose, le parole diminuivano e le immagini aumentavano. Mi sono rimessa in gioco, studiando e applicandomi con tenacia. Quando mi assale la paura a farmi compagnia c’è una frase buddista: l’inverno si trasforma sempre in primavera. La comunicazione visual è diventata la mia nuova passione. I colori, lo stile, i dettagli, che creano l’individualità digitale e raccontano un brand. Ci ho lavorato su e soprattuto ci sto lavorando su: corsi, lezioni, grandi navigate on line alla ricerca del bello.

Ho scommesso su di me

Da quel 25 aprile del 2015 (ultimo giorno di lavoro al giornale) – che per una strana coincidenza di date ha segnato la mia Liberazione – sono passati 4 anni. Se mi guardo indietro oggi sono più felice di ieri. In questi anni ho imparato tante cose. Per esempio, a dire un bel no quando serve. No, a chi pensa che scrivere sia un lavoro da hobbisti mal pagato e a chi ti dà una finta opportunità solo per approfittarsi delle tue competenze. Ho imparato a tenere a distanza chi ti infrange i sogni perché è meglio trascinare tutti verso il basso piuttosto che salire di livello. Ho fatto tante scelte che poi, per me, è la cosa più difficile da imparare.

C’è tanto bisogno di tornare a sognare

Adesso IOeRimini, il mio diario on line per raccontare la mia città e condividere i miei posti del cuore, si sdoppia e si appresta a diventare una digital boutique. Un’agenzia di comunicazione che racconta attraverso le immagini brand e storie imprenditoriali. A pochi giorni dall’avvio ufficiale di questo progetto lavorativo ho deciso di condividere questo pezzetto di vita con tutti voi. Perché oggi c’è un enorme bisogno di storie a lieto fine. C’è bisogno di tornare a sognare. E c’è tanto bisogno di esempi positivi quando la vita ti volta le spalle.

Chi Burdlaz | Calore e bontà da chic osteria

Chi Burdlaz
Chi Burdlaz

Do you speak Rumagnul?

Una nuova gestione, un nuovo chef, una nuova brigata e un nuovo look. Resta il nome: da Chi Burdlaz (per chi speak rumagnul “quei ragazzacci”), da tanti anni sinonimo di cucina tradizionale a due passi dal mare. L’ho sperimentato per il pranzo della domenica e n’è valsa la pena.

Sulla cucina di Luigi Salvemini, lo chef che ha preso in mano le redini di questa cucina|officina, pochi dubbi. L’ho conosciuto a Panenostro e frequentato ai corsi di cucina light di iPersonalTrainer. Mi restava solo da capire che concetto avesse elaborato per Simone e Daniele Angeli, la nuova proprietà di Chi Burdlaz.

Presto detto, se capiti a pranzo o a cena da Chi Burdlaz aspettati di trovare il meglio di un’osteria contemporanea. La buona cucina romagnola è rivisitata secondo i dettami dei nostri giorni: salutare e con attenzione nella scelta delle materie prime. Intatta, invece, è l’atmosfera accogliente e casalinga tipica di questi luoghi.

Chi Burdlaz

In inverno c’è qualcosa di meglio dell’invitante pranzo della domenica?

Qui ti senti viziato come a casa. Nemmeno il tempo di toglierti il cappotto e dietro al bancone ti trovi lo chef che, ridendo, ti allunga una fettina di porchetta, dicendoti: “Non puoi non assaggiarla, è uscita adesso calda calda”. E questo è solo l’inizio. 

Il menù è ricchissimo con proposte di carne, di pesce, più una serie di piatti adatti anche ai vegetariani. Ho optato per le carni, allettata dalla vetrina in cui scegliere il taglio da fare arrivare nel piatto. Tutto buonissimo. Insuperabile il tegamino di  polpettine, costarelle e salsiccia, servite con il pane croccante. Del resto per me la polpetta è sinonimo di home sweet home.

Antipasto, primo, secondo, dolce, come vuole la regola

Per iniziare un super classico: il tagliere di salumi e formaggi della nostra zona, la giardiniera fatta in casa, lo gnocco fritto e le polpettine. Capitolo primi, nell’imbarazzo delle scelta ha vinto il “faccio io, vi porto un assaggino  di tutto”, ossia ravioli di zucca con crema di formaggio di fossa, un mestolo di pasta e fagioli e un altro di cappelletti. La tagliata l’ha finita di cuocere al tavolo, secondo le nostre preferenze. Perdonate se al sangue ho preferito la crosticina, colpa mia.

Colpo ferale al mio stato perenne di dieta l’arrivo dei dolci: tenerina al cioccolato con arancia e cannella, il mascarpone che è sempre poesia e la zuppa inglese come la facciamo in Romagna con la ciambella bagnata nell’alchermes.

Buono il pranzo, bello il locale. Cucina a vista, vetrina delle carni e dei salumi, oltre lo spazio shop. Caso mai ti volessi portare a casa un po’ di bontà in formato souvenir. 


Chi Burdlaz viale Vespucci, 63 Rimini 

Hawaiki | Aperitivo e cena in tropical style

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Un nuovo tiki bar con bistrot gourmet

Hawaiki come la leggendaria spiaggia dei Maori. L’isola degli dei. Il luogo dove tutto ha avuto inizio. A migliaia di chilometri di distanza, sempre quelle sette lettere, Hawaiki, raccontano un angolo di Polinesia con l’allegria delle Hawaii e tanto tropical style. Sembra di galleggiare in mezzo al Pacifico invece siamo in Romagna, a Bellaria Igea Marina.

L’idea è venuta a Samantha Migani, bar tender di lungo corso, che dopo varie esperienze in più realtà della costa costa romagnola, ha dato vita – nel cuore dell’estate – alla sua isola che non c’è.

Non è sul mare, ma abbastanza vicino da coglierne gli umori. Hawaiki è un tiki bar con bistrot gourmet per un viaggio sensoriale fra visioni, profumi e sapori lontani.

hawaiki

Effetto vacanza assicurato

Appassionata di rum e spezie Samantha ha fatto delle contaminazioni uno stile di vita. nel suo locale ci puoi andare per un aperitivo, oppure per una cenetta gourmet e l’effetto vacanza è assicurata. Inaugurato a luglio è una tappa irrinunciabile per una serata fuori dall’ordinario.

Speciali i cocktail. Vederla in azione dietro al bancone che miscela distillati, frutta, aromi particolari come cannella, petali di rosa, lime, anice stellato, scorze di arancio e giocare con il fuoco, è assolutamente sorprendente. I bicchieri sono conchiglie, vasi dalla forma di fenicotteri, ciotole in cocco, oppure piccoli scrigni di legno pieni di gioie per il palato.

Ti lascio un paio di suggestioni che ho assaporato insieme a un’amica in una serata d’estate che profumava di vacanza. Hawaiki’s Scorpion: succo di lime, succo d’arancia, brandy, rum dark jamaicano, dry gin, sciroppo di passion fruit, orzata. Big Bamboo: succhi freschi di lime, arancia, pompelmo, sciroppo di passion fruit, rum dark jamaicano, rum gold cubano, angostura bitter.

L’aperitivo viene sempre accompagnato da una selezione di assaggi gourmet. Per qualcosa di più sostanzioso ci sono panini e hamburger serviti con chips home made. Noi abbiamo provato il Donn Beach (burger di tonno, ruccola selvatica, salsa rosé affumicata, avocado e cipolla caramellata) e il Trader Vic (pane multicereali, burrata, gamberi rossi, misticanza e pomodorini confit). Divini.

Se invece cena dev’essere il menù offre proposte di carne e di pesce tutte all’insegna della contaminazione, studiate dallo chef Pasquale Imparato.

Cocktail e magica atmosfera 

Da Hawaiki le emozioni non passano solo per la gola. Il locale è curato fino all’ultimo dettaglio. Appena entri resti colpito dall’enorme bancone in bambù.

Seguendo sempre il mood tropical style, all’interno e all’esterno del locale è tutta un’esplosione di tessuti iper colorati, fiori, felci, piante di banano, papagalli, scimmiette, scorpioni delle più disparate fogge e materiali con una carta da parati che ti catapulta in una giungla tropicale. E ti fa immaginare: Welcome to paradise.

Hawaiki via Sesto Properzio, 7 Bellaria Igea Marina