Il ’68 dell’estate riminese

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Si chiamava Isola delle Rose

In bikini e calzoncini corti, a bordo di motoscafi e gommoni, un drappello di sognatori realizza al largo della costa di Rimini la sua isola felice. Senza violenza e senza erigere muri, mentre si fanno strada le canzoni delle vacanze: Azzurro di Adriano Celentano e La Bambola di Patty Pravo, Rimini si ritaglia la sua utopia sessantottina in versione balneare.

Una geniale follia che solo in riva all’Adriatico poteva venire in mente: realizzare una palafitta di cemento e ferro in mezzo al mare, fuori dalle acque territoriali, uno Stato vero e proprio con tanto di lingua (l’esperanto), moneta, (il Mill), vessillo (uno stendardo con tre rose) e persino un’emissione filatelica. La storia è così affascinante che ho deciso di condividerla su questo blog quale esempio di sogni audaci, belli e incredibili che è in grado di generare la provincia italiana.

Tutto inizia negli anni Sessanta. Mentre in Germania si progetta la costruzione del Muro di Berlino, in Vietnam si combatte, Praga “celebra” la sua primavera e un po’ ovunque impazza la contestazione studentesca, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa si inventa un libero Stato nelle acque dell’Adriatico a 6 miglia dalla costa riminese. La piattaforma di 400 metri quadrati brilla appena 55 giorni.

Dal 1° maggio del ’68 – quando viene issata la bandiera con le tre rose – al 26 giugno, giorno in cui viene circondata dalla marina militare e sottoposta a blocco navale. Il progetto è troppo sovversivo per non destare sospetti, ombre e preoccupazioni. Più che l’Isola delle Rose ai benpensanti pare l’Isola dei Misteri. C’è chi teme una Las Vegas in mezzo al mare, chi un porto franco per l’amore, chi si preoccupa del fatto che a poche miglia c’è la Jugoslavia di Tito.

Niente da fare. Ha vita breve l’utopia dell’Isola delle Rose. Fra l’ingegnere Rosa e lo Stato Italiano inizia un duro braccio di ferro. L’audacia emiliano romagnola crolla nel febbraio del 1969 sotto due tonnellate di esplosivo piazzate dalle autorità italiane, pochi dopo mesi la proclamazione del libero Stato delle Rose.

Di quella ruggente estate riminese, per la verità furono due visto che l’Isola fu accessibile dall’estate del 1967, restano le bellissime foto in bianco e nero di Davide Minghini, il fotografo ufficiale della cronaca riminese.

L’episodio viene bollato come un tentativo di “urbanizzazione” del mare per ottenere vantaggi commerciali. Sull’impresa dell’ingegnere Rosa cade il silenzio. A riportarla in auge qualche anno fa ci pensa l’associazione Cinematica attraverso il film documentario Isola delle Rose. La libertà fa paura.

La bizzarria della palafitta off shore è raccontata dai protagonisti di quei giorni. L’ultima novità è attesa per l’autunno, precisamente a novembre, la casa editrice riminese NFC Edizioni uscirà con un libro fotografico sull’isola felice al largo della costa riminese.

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