Al campo dei Mutoid

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Una comunità unica di creativi

Eccomi qui a descrivere con parole  e immagini la seconda parte del work shop fotografico organizzato da Nfc Agenzia insieme al fotografo Marco Baldassarri alla ricerca dell’Altra Rimini. Un viaggio lungo il volto inedito della capitale delle vacanze italiane fra storia e derive underground. Tutto è cominciato nel campo dei Mutoid a Santarcangelo, la nostra prima tappa.

Appena lo vedi ti appare subito come un luogo unico. Il cielo plumbeo e la pioggia sottile, che contraddistinguono la mattinata, rendono ancora più significativi gli scatti di questo “parco giochi” costruito con oggetti recuperati nelle discariche. Vecchie carrozzerie di auto, pezzi di frigorifero, bambole abbandonate, biciclette, elettrodomestici, ferraglia di vario tipo, tutto quello di cui noi quotidianamente ci liberiamo, perché ritenuto vecchio, dai Mutoid viene nobilitato e reso opera d’arte.mutoidmutoidmutoidmutoid

Dall’Inghilterra a Santarcangelo

I Mutoid (o meglio la Mutoid West Company) arrivano a Santarrcangelo all’inizio degli anni Novanta sull’onda del Festival dei Teatri. Non passano inosservati. Qui viviamo in provincia non in una metropoli abituata alle onde d’urto delle sue periferie.

Eppure quelle creste colorate e pancheggianti, arrivate dall’Inghilterra via Berlino, restano conquistati e a loro volta conquistano la cittadina di Santarcangelo. Lungo una cava abbandonata, sul fiume Marecchia, costruiscono il loro campo. Container e vecchi mezzi militari si trasformano nelle loro case.

Anno dopo anno le loro opere di fuoco, insieme al loro modo di vivere, diventano una delle più belle realtà artistiche, vanto di tutto il territorio. Guai a chi li ritocca. Lo sa bene il Comune di Santarcangelo che qualche anno fa, per dare corso a un’ordinanza di demolizione (un vicino era ricorso alle carte bollate), fu investito da una vera e propria sollevazione popolare che varcò i confini locali, fino a diventare un caso nazionale.

Inutile dire che i supporter più numerosi se li accaparrò la comunità di creativi, scultori, artisti e musicisti. Una soluzione va trovata. Le Soprintendenze di Bologna e di Ravenna dichiarano Mutonia un “bene cittadino”. La comunità di artisti è salva e può restare bella e selvaggia, fuori e dentro le regole. E oggi il Parco Artistico Mutonia è una mostra a cielo aperto che ci permette di “vedere altri orizzonti”.

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