Malatesta: seicento anni dopo con l’accento rock

Malatesta

 

E il mare lo senti? Ascolta, ascolta. È il mare, il mare immortale dal fragore che mai non muta. L’uomo si stanca di udire le stesse parole, di ripetere gli stessi nomi. Ma il mare sulle mie spiagge a Rimini ripete eternamente: Malatesta…Malatesta…Malatesta…


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Sigismondo torna nel suo Castello

Combatte  e uccide sulle note di Born Slippy, la arcinota soundtrack di Trainspotting. Ha una suite privata che nulla ha da invidiare a un  boudoir francese piena di abiti sparsi sul letto e pile di libri a terra, dove ascolta A white shake of pale, il “lento” dei Procol Harum che ha fatto sognare la beat generation e quelle a venire. La sua esistenza è avvolta nell’intrigo, nella calunnia, nel complotto. Sigismondo è uomo di pancia. Ama uccidere tanto quanto ama la bellezza.

In questi giorni il condottiero, signore di Rimini, torna in scena nel luogo dove tutto ha avuto inizio: il Castel Sismondo. Ho avuto l’occasione di vedere MALATESTA, in anteprima, a ventiquattro ore dal debutto insieme agli “amici di scatti” del gruppo IgersRimini e l’ho trovato avvincente, assolutamente imperdibile. Lo spettacolo teatrale racconta le gesta finali del condottiero nella straordinaria occasione della ricorrenza dei 600 anni dalla nascita di Sigismondo (19 giugno 1417) e dei 550 anni dalla sua morte (9 ottobre 1468). E ci porta tutti – per la prima volta – nel suo meraviglioso Castello.

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Un ritratto che unisce storia ed estetica contemporanea

La trama racconta di Sigismondo cinquantenne sulla via del tramonto, isolato, stanco ma non domo. Gli è rimasta solo la sua amata Rimini che rischia di perdere per il complicarsi delle relazioni con Papa Paolo II.

Il mio Malatesta potrebbe apparire a tratti inverosimile. Le lacrime di questo condottiero quando si lamenta dei soprusi ricevuti dal papa … la sua sensibilità, le sue contraddizioni che ne fanno un soldato, un poeta, un erudito, un mecenate, un assassino, un amante appassionato pronto a edificare un tempio cristiano ricolmo di simboli pagani… tutto questo è nelle cronache. Io non ho inventato un bel nulla

Il testo, scritto nel 1943 da Henry de Montherlant, uno dei più grandi drammaturghi del novecento francese, follemente innamorato dalla figura del Principe di Rimini, è stato ripreso e riadattato dal regista riminese Gianluca Reggiani che si è misurato con un precedente illustre. Nel 1969 l’attore Arnoldo Foà lo ambienta sempre a Rimini, ma all’esterno del Castello lungo le mura. La versione 2018 invece porta gli spettatori all’interno del Castel Sismondo, in una originalissima messa in scena itinerante, ambientata in 5 meravigliose sale.

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Un cast di attori legati dall’appartenenza al territorio

In scena (nei saloni del Castello che è di una bellezza infinita) un cast di attori legati dall’appartenenza al territorio, fra cui il regista Gianluca Reggiani che interpreta Sigismondo, affiancato da Tamara Balducci nelle vesti dell’amata e assai cinica Isotta, Mirco Gennari perfetto nelle vesti di Papa Paolo II.

Completano il cast: Andrea Argentieri, Paolo Canarezza, Michele Abbondanza, Mirko Ciorciari, Rossano Varliero e Géza Terner. Spettacolari gli allestimenti di Mirco Rocchi, così come i costumi ideati da Paul Mochrie che mixano abiti d’epoca a dettagli contemporanei. Il vezzo di una camicia bianca adesso al condottiero, le All Star, così come le giacche in pelle, le scarpe maschili di Isotta quando va dal papa … E le musiche, bellissime, scelte da Marco Mantovani che scandiscono il ritmo della narrazione, con un accento rock e psichedelico.

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Lo spettacolo Malatesta replicherà , coinvolgendo fino a un massimo di 100 spettatori per serata, dal 23 marzo all’8 aprile 2018.

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