A Castel Sismondo “esplodono” le peonie

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Sono le regine dei fiori e non può essere altrimenti visto il loro fascino. Un soffio di poesia, dove le maliziose ninfe amano nascondersi. In questo weekend le peonie sono state le indiscusse protagoniste di Giardini d’Autore alla Corte dei Malatesta. Penso che in pochi abbiano lasciato Castel Sismondo senza averne acquistato un mazzo da PeoniamiA. Bianche, corallo, rosa intenso, fucsia, rosa baby, sono un’esplosione di pura bellezza.

Come lo speciale di Giardini d’Autore inserito nelle celebrazioni per il sesto centenario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Signore di Rimini e tra gli indiscussi protagonisti del Rinascimento italiano. Per due giorni la corte di Castel Sismondo si è trasformata in un giardino fiorito, un delizioso privèe della manifestazione che anno dopo anno ci ha fatto innamorare della vita green in città.

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Fiori, colori e l’impalpabile tocco francese che è stato il trait d’union fra la delicata cucina dello chef Silver Succi, le creazioni floreali di Carlotta di Panenostro e le sedute Lalabonbon di Cristina Zanni. Colazioni, brunch, merende in giardino a base di frutti rossi, torte di cioccolato, brioche vegane e panini al latte. Per proseguire all’ora di pranzo con ravioli di ortica e raviggiolo, parmigiana di zucchine e melanzane, verdure al forno in agrodolce di zenzero. A seguire, verso sera, il calice di vino da abbinare al prosciutto tagliato rigorosamente al coltello, ai formaggi e alle verdure a julienne. Da consumarsi a passeggio fra i giardini oppure seduti sui tavoli in legno fioriti, fra peonie, mazzi di lavanda  e di eucalipto, rose inglesi, insieme ai fiori di campo.peoniepeoniepeoniepeoniepeoniepeonie

Alla corte dei Malatesta

Mattinèe in musica, acquisti green, laboratori per i bimbi, incontri e per non farsi mancare nulla fiori e trecce nelle acconciature di Mari de La Maison du Reflet, passaporto romagnolo con l’anima parigina. Nella corte di Castel Sismondo il fiorito prive di Giardini d’Autore. Chapeau!

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Rimini, la città di Federico Fellini

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La città del sogno e del ricordo

 

Capiti a Rimini un po’ prima dell’inizio della stagione estiva. E’ il momento giusto per andare alla scoperta della Rimini dei riminesi. Conoscerne il suo lato più autentico, il suo fascino di cittadina di provincia, il  centro storico e in questo particolare caso un cittadino illustre che grazie a un suo film l’ha fatta conoscere al mondo intero.

E’ la Rimini di Federico Fellini (Rimini 20 gennaio 1920 – Roma 31 ottobre 1983). Fellini è annoverato fra i più grandi registi del cinema internazionale: vincitore di quattro premi Oscar fra cui quello per l’iconico “Amarcord”.

La Rimini di Federico è la città del sogno, un racconto fantastico dei suoi ricordi di giovinezza fra il Borgo San Giuliano, il cinema Fulgor, piazza Cavour e poi dritti fino al Grand Hotel e la punta del porto. Un racconto sognato, immaginato perché il Regista non girò un metro di pellicola nella sua città natale, ma tutto è stato sempre ricostruito negli studi di Cinecittà, evocando le atmosfere, i sogni, i ricordi.

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 Il Borgo San Giuliano: una cartolina in puro stile Amarcord

 

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Dal Borgo San Giuliano quello che un tempo era il borgo dei pescatori inizia il mio itinerario felliniano. Si trova a ridosso del centro storico. Riconoscibile per le sue casette colorate affacciate sul fiume Marecchia oggi è diventato una delle zone di maggiore pregio di Rimini. Qui tutto è Fellini che lo ha celebrato in “Amarcord”. Il film che racconta la sua giovinezza, all’inizio degli anni Trenta, attraverso l’amico/alter ego Titta Biondi.

Il consiglio? Iniziate passeggiando lungo la via Marecchia, insieme a piazzetta Gabena, fra le più belle e colorate. Lasciatevi guidare dall’istinto, dai colori, dai tanti dettagli che strada facendo incontrerete. Per esempio, i bellissimi murales dipinti sulle pareti esterne delle case ispirati ai capolavori felliniani e ai suoi immortali personaggi: La Dolce Vita, Le notti di Cabiria, Lo sceicco bianco, Casanova, 8 1/2, La Strada, Marcello, l’Anitona, Giulietta (Masina) sua musa e fedele compagna nella vita reale e cinematografica.

 

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Pieno di ristorantini e cantinette il Borgo San Giuliano è il posto giusto per prendere confidenza con la buona cucina romagnola. Per un aperitivo vi consiglio l’Enoteca del Teatro perfetta per gli intenditori di vino. Per una gustosa piadina e altre specialità del territorio l’indirizzo giusto è  Nud e Crud. Se invece volete sedervi a tavola fatevi tentare da due classici della nostra cucina: tagliatelle e cappelletti da La “esse” Romagnola. Per il pesce invece l’indirizzo giusto è La Marianna.FelliniFelliniFellini

L’inedito sguardo sul ponte di Tiberio

 

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• Inaugurata a fine anno la Piazza sull’Acqua ridisegna l’invaso del ponte di Tiberio, il passaggio dal Borgo San Giuliano al centro storico di Rimini. Progettato dall’imperatore Augusto nel 14 d.C. e terminato sette anni dopo dal suo successore Tiberio, da cui prende il nome, il Ponte di Tiberio entra di diritto nel mio percorso felliniano. Scendendo nell’invaso infatti spicca il murales di Ericailcane: un gallo e un pavone che si affrontano a colpi di becco e artigli. Bello da vedere, super instagrammabile, anche qui c’è qualcosa di romagnolo e del Regista. Il gallo è da sempre il simbolo della Romagna, mentre il pavone è evocato nel film “Amarcord” di cui vi parlerò più avanti arrivati in piazza Cavour.

• Se alla vostra destra, attraversando il Ponte di Tiberio, vedete la Piazza sull’Acqua, alla sinistra, fresca di taglio del nastro c’è la passerella sospesa: l’inedito sguardo. Una suggestiva passeggiata che dal Ponte di Tiberio corre lungo le vecchia mura della città. Un colpo d’occhio unico, prima di inoltrarsi in corso d’Augusto e raggiungere il centro storico di Rimini.FelliniFellini

Il cinema che ispirò Fellini

 

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• Lasciato alle spalle il parco XXV Aprile, dove si trova la Piazza sull’Acqua, imboccato corso d’Augusto si arriva al Cinema Fulgor. E’ qui che da bambino Fellini si innamorò del cinema. Seduto sulle panche in legno di quello che all’epoca era un vecchio cinema di provincia, guardando insieme al nonno il suo primo film, “Maciste all’inferno”, incontrò i sogni di celluloide. Oggi palazzo Valloni è diventato la casa di Fellini grazie il tocco di un altro Premio Oscar. Lo scenografo Dante Ferretti ne ha curato gli allestimenti, restituendolo alla città di Rimini. E il prestigioso New York Times lo ha inserito fra le 52 mete mondiali da visitare nel 2018.

 

Poco distante, in piazzetta Zavagli, l’anello della Contessina

 

• Questo delizioso angolo di Rimini, a due passi dal cinema Fulgor, merita una citazione felliniana. Piccola, curata come una bomboniera, piazzetta Carlo Zavagli si nota per l’installazione a cerchio dell’artista Mauro Staccioli. E’ l’omaggio all’anello della contessina Zavagli citato nel film Amarcord.

Un fatto realmente accaduto proprio in quella piazzetta: un servitore dei conti Zavagli venne fatto immergere nel “pozzo nero” per recuperare l’anello caduto alla giovane. Oggi “l’anello ritrovato”, una possente struttura in acciaio, può essere ruotato con la forza di un dito. E, in questi anni, le sue infinite variabili di visione lo hanno fatto divenire uno dei luoghi più fotografati di Rimini.

 

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Per una deliziosa pausa food, poco distante da piazzetta Zavagli, ecco un indirizzo per gustare del buon pesce: Il Pescato del Canevone. Trova spazio in un edificio medievale “l’antichissimo Canevone di Santa Maria della Misericordia di Venezia”. Il pesce servito arriva direttamente dal peschereccio di casa e altri piccoli barchini che gettano le reti nelle acque di casa. Il menù è scritto sulla lavagna a seconda del pescato. A due passi dai Musei Comunali, nella stagione estiva, si pranza e si cena all’aperto tra il verde del giardino museale.FelliniFelliniFelliniFellini

Piazza Cavour il ritrovo dei “vitelloni”

 

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E’ la Rimini dei palazzi storici: il Palazzo del Podestà, costruito attorno al 1330. Il Palazzo dell’Arengo in stile gotico-romano datato 1200. Palazzo Garampi, sede del municipio di Rimini, che risale alla seconda metà del 1500. Se si sceglie Federico Fellini come guida per conoscere Rimini piazza Cavour acquista un’allure tutta particolare. Qui entra in scena il pavone di felliniana memoria. L’inverno è alle spalle, ma se dici fontana della Pigna e neve non può che venirti in mente una delle scene più magiche di “Amarcord”: le palate di neve contro Gradisca (personaggio reale diventata un’icona felliniana) e il pavone che si appoggia sulla fontana in marmo ghiacciata e zittisce tutti con la sua maestosa ruota. Nella finzione scenica piazza Cavour è anche il luogo d’incontro dei Vitelloni (altra pellicola che ha lasciato una segno nella storia cinematografica). Qui abitavano i personaggi principali: il mite Moraldo (Franco Interlenghi), Fausto il seduttore (Franco Fabrizi) e l’infantile Alberto (Alberto Sordi).

• Sull’altro lato della piazza c’è la Vecchia Pescheria. Costruita a metà del Settecento, oggi con le sue cantinette e localini è uno dei luoghi della movida riminese.

• In fondo alla piazza si affaccia il Teatro Galli inaugurato nel 1857 da Giuseppe Verdi, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, a breve sarà aperto alla città. Sempre in tema felliniano è nella vecchia sala delle Colonne, inglobata nei lavori di rifacimenti del teatro, che il 4 novembre del 1993 venne allestita la camera ardente per l’ultimo abbraccio fra Federico e Rimini, la sua città.

• Alle spalle di piazza Cavour ecco svelarsi in tutta la sua magnificenza il Castel Sismondo. Voluto nel 1400 da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, come palazzo e fortezza. Un altro luogo importante nella vita di Regista. Nel suo piazzale veniva infatti montato il circo. I suoi personaggi caricaturali e grotteschi sono stati grande fonte di ispirazione nella stesura delle sue opere.

 

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Stanchi di camminare, vi assale quel certo languorino, da A Sem Toast trovate il perfetto romagna street food: panini, piadine e frittini leggeri leggeri da gustare sui banchi in marmo della vecchia pescheria. Di fianco, invece vale una sosta Il Foyer, colazione, pranzo, cena, aperitivo, troverete quello che fa per voi. Sempre in zona cantinette hamburger d’autore da Ciccia&Cips. In via Poletti, invece, da provare il ristornate La Mi Mama, cucina romagnola in versione delicata e ottimo tips per chi preferisce lo stile veg.FelliniFellini

Il tempio Malatestiano, la cattedrale di Rimini

 

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• Prima di virare verso il mare tappa d’obbligo al Tempio Malatestiano, la cattedrale di Rimini. La facciata esterna è stata commissionata da Sigismondo Pandolfo Malatesta ai uno dei pù grandi artisti del Quattrocento Leon Battista Alberti. Il duomo di Rimini, nonostante sia un’opera incompiuta (nella parte alta si vedono ancora le tracce dell’antica chiesa romano gotica)  è considerato uno dei gioielli del Rinascimento italiano. Fellini e amici lo frequentavano più che per amore di religione, per fini più terreni “soprattutto perché qui c’erano le ragazze”.

 

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In zona Tempio Malatestiano assolutamente da provare la pasticceria Il Duomo, le sue brioche per la colazione, così come i dolci per la merenda sono impareggiabili.Fellini

Dalla città verso il mare lungo il viale che porta al Grand Hotel

 

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Il racconto felliniano che si snoda lungo viale Principe Amedeo con le sue villette in stile Liberty rappresenta la migliore cartolina turistica di Rimini.

• Al numero civico 10 di via Dardanelli c’è la casa dove è nato Federico Fellini. Un passaggio breve, anzi brevissimo, la sua famiglia subito dopo si trasferisce nel centro storico cittadino.

• Proseguendo lungo viale Principe Amedeo si arriva al parco Fellini. Suggestiva e fotogenica è la grande macchina fotografica della Ferrania – ribattezzata Fellinia – che identifica la rotatoria che dal parco conduce al mare. Negli anni Sessanta e Settanta era un piccolo negozietto per la vendita di pellicole per macchine fotografiche. Poi avamposto della vecchia Fondazione Fellini sul mare. Oggi è considerata la metafora della Riviera Romagnola e della vocazione riminese a produrre immagini e immagini di immagini. L’hashtag #Rimini, prendendo come metro di paragone la classifica di Google, si è classificato al 14esimo posto fra le città più instagrammate d’Italia.FelliniFelliniFellini

Il simbolo della Dolce Vita riminese

 

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• Arrivati al parco Fellini si incontra una delle big beauty riminesi: il Grand Hotel. Simbolo della belle époque,  rappresenta un elemento centrale dei fantastici sogni giovanili di Federico quando sbirciava dalla recinzione la lussuosa vita che si conduceva al suo interno. Emblema dell’arte di vivere italiana, è caratterizzato dalla sua lussuosa facciata in stile Liberty, il parco esotico con le palme, la terrazza panoramica, i saloni arredati in stile francese e veneziano del XVIII secolo e quell’atmosfera di magia rimasta immutata dall’estate del 1908, anno della sua inaugurazione. Fellini amò per sempre il Grand Hotel e da regista famoso e acclamato ne fece il suo buen ritiro quando tornava a Rimini, sempre nella stessa suite.

 

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Da non perdere quando si arriva in zona Grand Hotel la piadina della Casina del Bosco, una vera e propria istituzione.

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Con lo sguardo verso il mare

 

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• Eccoci arrivati all’ultima tappa della mia Rimini felliniana: la passeggiata sul porto, o meglio come diciamo dalle nostre parti, lungo la palata. Per noi riminesi è l’ideale prolungamento della città verso il mare. Una passeggiata sul porto, non c’è nulla di più felliniano che si possa fare, specie nei corti pomeriggi invernali avvolti dalla nebbia. Si cammina in silenzio, in compagnia dei propri pensieri e dello spirito di “Amarcord”. Incrociando (con la fantasia) il transatlantico Rex come nella scena del film. Tutti si ritrovano in riva al mare per vedere il passaggio del celebre trasatlantico, ma fu soltanto una bizzarria del regista, perché da Rimini il Rex mai è passato. Potere della fantasia felliniana e dei suoi sogni di celluloide.

 

 

• E se volete concludere con una citazione da un classico felliniano, il film 8 1/2 ecco il mezzo suggerimento più: una passeggiata bella per tutte le stagioni, arrivati al porto proseguite sugli scogli, sulla punta del porto. Il più bel “pensatoio” di Rimini.

 

 

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La magia del tramonto al Rockisland, perfetto per un aperitivo mozzafiato o una cena sull’acqua.

Scarica la guida in formato pdf 

Questo itinerario turistico fa parte di un progetto realizzato per Liverpool Hotel Rimini All Inclusive (viale Bergamo, 8) Rivazzurra di Rimini.

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A pranzo “lo Zio” consiglia …

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Ogni giorno una lista di portate diverse preparate con il meglio che si trova sui banchi del mercato

L’allettante proposta arriva dal ristorante Dallo Zio, nel cuore del centro storico di Rimini, che ha creato un perfetto menù degustazione dal titolo: 5 assaggi dal Mercato Coperto. Nella tarda mattina un post sulla pagina Facebook del locale, gestito da Giuliano Canzian, svela ciò che è pronto ad arrivare in tavola.

Il progetto racchiude la filosofia del  ristorante che coniuga tradizione, ricerca delle materie prime locali e originalità. Il mercato di Rimini diventa quindi fonte di ispirazione per menù all’insegna della sartorialità. Cinque degustazioni da abbinare a un calice di vino che ben si accorda alle portate.

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Nel mio pranzo nostrano: pesce fresco e verdure primaverili

Nel paniere della spesa del ristornate Dallo Zio venerdì scorso c’erano: capesante, sardonici, vongole, erbette di campagna e strigoli. In tavola è arrivato un assaggio di coratella di capesante con polenta bramata. A seguire sardoncini scottati sul testo, orecchiette con sogliole e liscari, ravioli ripieni di erbe con sugo di vongole. Per chiudere gelato di nocciola con ciocco brownies e insieme al caffè un’alzatina di piccola pasticceria. Tutto rigorosamente home made: dal cestino del pane alla pasta, fino ai dolci.

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Il ristorante Dallo Zio si trova nel cuore del rione Montecavallo, a due passi dall’Arco d’Augusto, nel centro storico di Rimini. Punto di forza del suo menù, basato su elementi di mare e di terra, è la riscoperta di ricette tradizionali del territorio rielaborate in chiave contemporanea. E, particolare in grado di fare la differenza, una carta dei vini da oltre 250 etichette per accontentare anche i palati più esigenti.

Il recente intervento di ristrutturazione a cura dell’architetto Giovanni Tommaso Garattoni ha mantenuto intatto il senso di intima ospitalità e di essenziale eleganza di questa dimora ottocentesca. Dagli anni Sessanta trasformata in trattoria e oggi in un accogliente ristorante.

Ristorante dallo Zio vicolo Santa Chiara, 16 Rimini

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Ristorante dallo Zio   __Rimini (vicolo Santa Chiara, 16)

Alchimie di primavera a Giardini d’Autore

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In tavola è sbocciata la primavera

Pioggerella e nuvole non mi hanno fermato dalla mia tappa primaverile a Giardini d’Autore. Da più di un mese, forse addirittura un mese e mezzo, piove. Continuamente. Costantemente. E noi, da queste parti, alle lunghe piogge non ci siamo proprio abituati. Per cui il fine settimana green per eccellenza, quello che trasforma il parco Fellini davanti al Grand Hotel di Rimini in un tappeto fiorito, è stato messo a dura prova. Ma io non mi sono persa d’animo e ho comunque fatto il pieno di seduzioni verdi.

Ho scoperto di avere un buon pollice verde da qualche anno. Merito dei cromosomi ereditati da mio papà che aveva una sensibilità rara nel rendere il nostro terrazzo un’oasi fiorita. Così oggi 19 marzo 2018 non potevo ricordarlo nel migliore dei modi, attraverso la sua più grande passione: il verde.

Un menù verde con fiori a tema

Per chi si diletta a colorare terrazzi, balconi e giardini, Giardini d’Autore è la prima manifestazione che ricorda l’arrivo della primavera. Per me simboleggia il primo acquisto di piantine aromatiche per l’orto, anche in varietà davvero curiose. Quest’anno mi sono buttata su pimpinella e crescione, due erbe da unire alle insalate estive. E’ la ricerca di rose, camelie, azalee, dalle sfumature perfette. Di lussureggianti piante tropicali per farci sentire dentro una giungla casalinga o di quelle acquatiche per progettare laghetti e ninfee con vero piglio zen. E tante altre curiosità.

In questa edizione me la sono giocata sul trittico: buon cibo naturale, composizioni floreali a tema e scattini instagrammabili. Da L’ape in fiore di venerdì scorso /evento del circuito #offhairdinidautore) organizzato a Panenostro al laboratorio di sabato curato  da Accademia Matrioska: La Signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei. Un pomeriggio liberamente ispirato a Virginia Woolf in compagnia di Carlotta, l’anima di Panenostro, Marina, firma del food blog La Tarte Maison e Giovanna dell’associazione Lablab a cui va il merito di avermi fatto scoprire la bellezza dell’helleborus, il primo fiore a fiorire in primavera.

 

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Avvolti dallo spirito green

Se nel pomeriggio in stile Virginia Woolf l’idea era quella di comporre un menù con fiori ed erbe raccolte nei campi, l’Ape in Fiore ha unito la cucina naturale di Gigi Salvemini a drink e cocktail all’insegna della più colorata primavera inventati da Charles Flamminio. Se con questo piccolo riassunto del mio fine settimana fiorito vi ho trasmesso un po’ di passione green, arrivederci a settembre. Si va alla scoperta dei giardini autunnali e invernali.

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