Mai provato il Brodino da passeggio?

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Benvenuti al pastificio Brodino

Se gli americani hanno messo il caffè nel bicchierone da asporto facendolo diventare un oggetto del desiderio, a Cesena, lo stesso bicchierone, leggermente più arrotondarono, è diventato il contenitore ideale per il cappelletto da passeggio. Ma non un cappelletto da fast food. Ci mancherebbe. Un cappelletto tirato a mano, farcito con amore e cotto nel vero brodo di carne.

L’idea è venuta a Piergiorgio Sacchetti. Pochi mesi fa, nel centro storico di Cesena ha dato vita al pastificio Brodino. Un laboratorio di pasta fresca e punto di ristoro per intenditori. Qui la pasta fresca dalle tagliatelle ai passatelli (pure nella variante pallina già pronta da portarsi a casa), passando per la sfoglia delle lasagne, i monfettini, le pappardelle, i cappelletti, gli agnolotti, fino ai i tortelli, sono freschi di giornata. La sfoglia è tirata a mano come si faceva una volta. Ma si è andati oltre. Tutto è curassimo e pronto per un felice take away.brodinobrodinobrodinobrodino

Tutto è invitante

Specie adesso con la stagione fredda alle porte, alzi la mano chi non vorrebbe riscaldarsi durante la pausa pranzo con un brodino caldo come faceva la nonna e la buona pasta ripiena fatta in casa? Così visto che un brodino tira l’altro ecco nascere le confezioni da asporto. Per esempio, una bottiglia di brodo di carne già pronto costa 5,50 euro, nella versione di verdura 4 euro. Lo stesso bicchierone da passeggio vira sugli 8 euro.

Oltre la sostanza c’è la componente estetica. Se invece del brodino da passeggio si opta per una pausa pranzo seduti nel negozio il menù è servito in piatti usa e getta che ricordano le stoviglie di pregio dei ristoranti di lusso. Il menù è scritto su foglietti stile scontrino fiscale. Mentre i sacchetti e le  scatoline da asporto farebbero la felicità di Miranda, la protagonista de Il Diavolo Veste Prada. Insomma, super invitante.brodinobrodinobrodino

Alla fine è andata così

La gita da Brodino è stata il piatto forte che mi ha spinto insieme ad altri quattro amici giornalisti ad approfittare di un corso di formazione a Cesena per avere la classica scusa e finire la mattinata in bellezza. Alla fine è andata così: due cappelletti con brodino nel bicchiere, una passatello, un tortello di zucca, il canolo di nonna Cerina (canolo fritto ripieno di carne, formaggio e mortadella di Bologna del presidio Slow Food) offerto dal titolare per ripagare il nostro entusiasmo, vino, ciambellina e ultimo colpo da maestro: il caffè servito nella moka.

Se volete appuntarvi l’indirizzo: pastificio Brodino via Fra Michelino 56 Cesena, aperto dalle 9 alle 15, tutti i giorni, tranne la domenica.brodinobrodino

Brodino Pastificio via Fra Michelino 56 Cesena

Il ’68 dell’estate riminese

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Si chiamava Isola delle Rose

In bikini e calzoncini corti, a bordo di motoscafi e gommoni, un drappello di sognatori realizza al largo della costa di Rimini la sua isola felice. Senza violenza e senza erigere muri, mentre si fanno strada le canzoni delle vacanze: Azzurro di Adriano Celentano e La Bambola di Patty Pravo, Rimini si ritaglia la sua utopia sessantottina in versione balneare.

Una geniale follia che solo in riva all’Adriatico poteva venire in mente: realizzare una palafitta di cemento e ferro in mezzo al mare, fuori dalle acque territoriali, uno Stato vero e proprio con tanto di lingua (l’esperanto), moneta, (il Mill), vessillo (uno stendardo con tre rose) e persino un’emissione filatelica. La storia è così affascinante che ho deciso di condividerla su questo blog quale esempio di sogni audaci, belli e incredibili che è in grado di generare la provincia italiana.

Tutto inizia negli anni Sessanta. Mentre in Germania si progetta la costruzione del Muro di Berlino, in Vietnam si combatte, Praga “celebra” la sua primavera e un po’ ovunque impazza la contestazione studentesca, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa si inventa un libero Stato nelle acque dell’Adriatico a 6 miglia dalla costa riminese. La piattaforma di 400 metri quadrati brilla appena 55 giorni.

Dal 1° maggio del ’68 – quando viene issata la bandiera con le tre rose – al 26 giugno, giorno in cui viene circondata dalla marina militare e sottoposta a blocco navale. Il progetto è troppo sovversivo per non destare sospetti, ombre e preoccupazioni. Più che l’Isola delle Rose ai benpensanti pare l’Isola dei Misteri. C’è chi teme una Las Vegas in mezzo al mare, chi un porto franco per l’amore, chi si preoccupa del fatto che a poche miglia c’è la Jugoslavia di Tito.

Niente da fare. Ha vita breve l’utopia dell’Isola delle Rose. Fra l’ingegnere Rosa e lo Stato Italiano inizia un duro braccio di ferro. L’audacia emiliano romagnola crolla nel febbraio del 1969 sotto due tonnellate di esplosivo piazzate dalle autorità italiane, pochi dopo mesi la proclamazione del libero Stato delle Rose.

Di quella ruggente estate riminese, per la verità furono due visto che l’Isola fu accessibile dall’estate del 1967, restano le bellissime foto in bianco e nero di Davide Minghini, il fotografo ufficiale della cronaca riminese.

L’episodio viene bollato come un tentativo di “urbanizzazione” del mare per ottenere vantaggi commerciali. Sull’impresa dell’ingegnere Rosa cade il silenzio. A riportarla in auge qualche anno fa ci pensa l’associazione Cinematica attraverso il film documentario Isola delle Rose. La libertà fa paura.

La bizzarria della palafitta off shore è raccontata dai protagonisti di quei giorni. L’ultima novità è attesa per l’autunno, precisamente a novembre, la casa editrice riminese NFC Edizioni uscirà con un libro fotografico sull’isola felice al largo della costa riminese.

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Colazione al Bar Lento

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Spazioso, luminoso, comodoso

Noi riminesi il Bar Lento lo abbiamo adottato fin dalla prima ora. Aperto solo l’11 giugno scorso sta contribuendo a rianimare via Bertola, nel centro storico di Rimini. Sicuramente un luogo dal good karma. Fortunate infatti sono state negli anni Novanta le stagioni del circolo Arci Wadada che qui aveva sede. Stesso destino per la boutique l’Appartamento che nel locale ha mosso i primi passi per poi trasferirsi in una via adiacente una volta diventata grande. Adesso, grazie a Valentina c’è un nuovo punto di ritrovo.

Se sei vegan è il bar perfetto. Se non lo sei l’atmosfera che si respira ti conquisterà e allora iniziare la giornata con un cappuccino di latte di soia, una golosa centrifuga di frutta aromatizzata allo zenzero e una collezione di brioches veg non ti sembrerà così impossibile. Anzi.

Non solo colazioni. A pranzo ogni giorno insalate con cereali, panini, con la predilezione di Valentina per i risi che arrivano da tutto il mondo. Ultima chance per trascorrere qualche ora in buona compagnia al Bar Lento è l’aperitivo.

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Sorrisi e bici

Particolare l’arredamento, merito del fratello collezionista – come il resto della famiglia – di oggetti e mobili vintage e di modernariato. A proposito tutto quello che arreda il locale è in vendita, tavolini e poltroncine compresi. In vendita pure collezioni di carte e cartoline che fanno tornare la voglia di scrivere con penne e pennini.

Infine se la scritta SORRIDI è diventato il tratto distintivo di questo bar, altrettanto bella l’idea di sistemare una rastrelliera per le bici all’ingresso. Un po’ come a casa, arrivi, metti giù la bici e ti accomodi in salotto con gli amici.

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Bar Lento via Bertola 52 Rimini