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C’è qualcosa di nuovo in città 

A Rimini non siamo abituati a frequentare gli hotel per colazioni e brunch. Ma sono sicura che Pane Nostro ci farà prendere nuove abitudini. E’ uno degli ultimi locali aperti in città. A pochi passi dal mare, all’interno dell’Hotel Villa Rosa Riviera, è nato un laboratorio di cucina naturale per colazioni, pranzi e brunch che si fanno ricordare.

Se amate i luoghi in cui passione, armonia, gusto per il dettaglio, ricercatezza fanno la differenza, a PaneNostro vi troverete a casa. L’idea è venuta Carlotta Salvatori:

 

Desideravo un luogo senza tempo, una cucina naturale quotidiana, dove poter accogliere chi amiamo e chi ancora non conosciamo, senza fretta, per un caffè lungo al computer o un pranzo in compagnia

In tempi non sospetti mi aveva già conquistato via Instagram. Come rimanere indifferenti davanti alle sue ricette dallo stile garbato e personale. Nei suoi piatti fiori ed erbe aromatiche si mescolano ai colori dell’orto e del mare. Il risultato? Vellutate che si mangiano con gli occhi tanto sono belle e colorate, golosi sandwich, la pasta fatta in casa (quella preparata con amore per i giorni speciali), i pancake della domenica colmi di frutti rossi e miele, le crostate di frutta e di crema, le torte al cioccolato, i soffici biscottini da caffè. Ogni foto, un’emozione.

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Spazio senza tempo

PaneNostro è impalpabile e leggero come il tocco di Carlotta. Semplice, ma mai banale. Tanto bianco, verde salvia, un po’ di acciaio, i bagliori dell’oro. I lampadari in vimini, il legno chiaro.

E poi fiori. Tantissimi fiori. Giganti nella carta da parati che divide le due salette, quella con il buffet e l’altra con il tavolo lungo per i social lunch. I fiorellini di campo nei vasetti ordinati sui tavolini. Le piante sul davanzale interno della finestra, perché a PaneNostro la luce si filtra così. Il lavandino in pietra e sopra le manopole dei vecchi rubinetti con le acque: naturale, frizzante, tiepida per le tisane. Del cibo ve ne ho già parlato. Non vi resta che provarlo.

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Panenostro _LAb viale Amerigo Vespucci 71 all’interno dell’Hotel Villa Rosa Riviera

La fortezza di San Leo

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Una fortezza inespugnabile

E’ stata una domenica primaverile controcorrente: dal mare verso le colline: destinazione San Leo. E’ considerato uno dei borghi più belli d’Italia, nonché uno dei sette gioielli della Valmarecchia. La sua Rocca imponente, dove morì il Conte Cagliostro, si erge su uno sperone roccioso inespugnabile. La Fortezza val bene da sola una gita a San Leo.

In queste settimane però c’è una ragione in più per visitarla: la bellissima mostra fotografica Wedding Stories by Marco Onofri. Fino al 24 giugno la parte alta del castello medievale cede un po’ della sua austerità davanti agli scatti del fotografo cesenate.

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Wedding Stories by Marco Onofri

 

Non è una fiera di matrimoni, non un wedding day, è “solo” una mia mostra in un posto favoloso che merita di essere visitato. Marco Onofri

Quindi anni di reportage fotografici assolutamente impeccabili. Non aspettatevi le classiche pose da matrimonio. Qui ci sono dettagli di stile, emozioni “rubate” nell’attimo di un clic, pose buffe, abbracci, soprattutto in bianco nero e se colore deve essere non delude mai. Il personaggio perfetto (in questi giorni Chiara Ferragni che lo ha scelto come fotografo ufficiale per la sua festa #Chiara30, ma se vogliamo stare in tema di matrimoni è firmato Onofri il WeddingDay Boateng-Satta), la mostra perfetta per promuovere la fortezza di San Leo, i suoi panorami mozzafiato, come il luogo ideale dove scambiarsi le promesse d’amore.

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Passeggiando nel borgo

Visitata la mostra c’è molto altro da scoprire. San Leo con la terrazza naturale sul Montefeltro regala panorami mozzafiato. Oltre alla fortezza, il patrimonio architettonico conservato è notevole: la Pieve romanica, il Duomo, Palazzo Mediceo fanno da cornice al suo centro storico. Si vista in mezza giornata. Ottime le soste eno-gastronomiche. Se proprio non c’è tempo per sedersi comodi a tavola, almeno uno spritz in piazza è d’obbligo.

Al campo dei Mutoid

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Una comunità unica di creativi

Eccomi qui a descrivere con parole  e immagini la seconda parte del work shop fotografico organizzato da Nfc Agenzia insieme al fotografo Marco Baldassarri alla ricerca dell’Altra Rimini. Un viaggio lungo il volto inedito della capitale delle vacanze italiane fra storia e derive underground. Tutto è cominciato nel campo dei Mutoid a Santarcangelo, la nostra prima tappa.

Appena lo vedi ti appare subito come un luogo unico. Il cielo plumbeo e la pioggia sottile, che contraddistinguono la mattinata, rendono ancora più significativi gli scatti di questo “parco giochi” costruito con oggetti recuperati nelle discariche. Vecchie carrozzerie di auto, pezzi di frigorifero, bambole abbandonate, biciclette, elettrodomestici, ferraglia di vario tipo, tutto quello di cui noi quotidianamente ci liberiamo, perché ritenuto vecchio, dai Mutoid viene nobilitato e reso opera d’arte.mutoidmutoidmutoidmutoid

Dall’Inghilterra a Santarcangelo

I Mutoid (o meglio la Mutoid West Company) arrivano a Santarrcangelo all’inizio degli anni Novanta sull’onda del Festival dei Teatri. Non passano inosservati. Qui viviamo in provincia non in una metropoli abituata alle onde d’urto delle sue periferie.

Eppure quelle creste colorate e pancheggianti, arrivate dall’Inghilterra via Berlino, restano conquistati e a loro volta conquistano la cittadina di Santarcangelo. Lungo una cava abbandonata, sul fiume Marecchia, costruiscono il loro campo. Container e vecchi mezzi militari si trasformano nelle loro case.

Anno dopo anno le loro opere di fuoco, insieme al loro modo di vivere, diventano una delle più belle realtà artistiche, vanto di tutto il territorio. Guai a chi li ritocca. Lo sa bene il Comune di Santarcangelo che qualche anno fa, per dare corso a un’ordinanza di demolizione (un vicino era ricorso alle carte bollate), fu investito da una vera e propria sollevazione popolare che varcò i confini locali, fino a diventare un caso nazionale.

Inutile dire che i supporter più numerosi se li accaparrò la comunità di creativi, scultori, artisti e musicisti. Una soluzione va trovata. Le Soprintendenze di Bologna e di Ravenna dichiarano Mutonia un “bene cittadino”. La comunità di artisti è salva e può restare bella e selvaggia, fuori e dentro le regole. E oggi il Parco Artistico Mutonia è una mostra a cielo aperto che ci permette di “vedere altri orizzonti”.

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Mai provato il Brodino da passeggio?

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Benvenuti al pastificio Brodino

Se gli americani hanno messo il caffè nel bicchierone da asporto facendolo diventare un oggetto del desiderio, a Cesena, lo stesso bicchierone, leggermente più arrotondarono, è diventato il contenitore ideale per il cappelletto da passeggio. Ma non un cappelletto da fast food. Ci mancherebbe. Un cappelletto tirato a mano, farcito con amore e cotto nel vero brodo di carne.

L’idea è venuta a Piergiorgio Sacchetti. Pochi mesi fa, nel centro storico di Cesena ha dato vita al pastificio Brodino. Un laboratorio di pasta fresca e punto di ristoro per intenditori. Qui la pasta fresca dalle tagliatelle ai passatelli (pure nella variante pallina già pronta da portarsi a casa), passando per la sfoglia delle lasagne, i monfettini, le pappardelle, i cappelletti, gli agnolotti, fino ai i tortelli, sono freschi di giornata. La sfoglia è tirata a mano come si faceva una volta. Ma si è andati oltre. Tutto è curassimo e pronto per un felice take away.brodinobrodinobrodinobrodino

Tutto è invitante

Specie adesso con la stagione fredda alle porte, alzi la mano chi non vorrebbe riscaldarsi durante la pausa pranzo con un brodino caldo come faceva la nonna e la buona pasta ripiena fatta in casa? Così visto che un brodino tira l’altro ecco nascere le confezioni da asporto. Per esempio, una bottiglia di brodo di carne già pronto costa 5,50 euro, nella versione di verdura 4 euro. Lo stesso bicchierone da passeggio vira sugli 8 euro.

Oltre la sostanza c’è la componente estetica. Se invece del brodino da passeggio si opta per una pausa pranzo seduti nel negozio il menù è servito in piatti usa e getta che ricordano le stoviglie di pregio dei ristoranti di lusso. Il menù è scritto su foglietti stile scontrino fiscale. Mentre i sacchetti e le  scatoline da asporto farebbero la felicità di Miranda, la protagonista de Il Diavolo Veste Prada. Insomma, super invitante.brodinobrodinobrodino

Alla fine è andata così

La gita da Brodino è stata il piatto forte che mi ha spinto insieme ad altri quattro amici giornalisti ad approfittare di un corso di formazione a Cesena per avere la classica scusa e finire la mattinata in bellezza. Alla fine è andata così: due cappelletti con brodino nel bicchiere, una passatello, un tortello di zucca, il canolo di nonna Cerina (canolo fritto ripieno di carne, formaggio e mortadella di Bologna del presidio Slow Food) offerto dal titolare per ripagare il nostro entusiasmo, vino, ciambellina e ultimo colpo da maestro: il caffè servito nella moka.

Se volete appuntarvi l’indirizzo: pastificio Brodino via Fra Michelino 56 Cesena, aperto dalle 9 alle 15, tutti i giorni, tranne la domenica.brodinobrodino

Brodino Pastificio via Fra Michelino 56 Cesena

Il ’68 dell’estate riminese

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Si chiamava Isola delle Rose

In bikini e calzoncini corti, a bordo di motoscafi e gommoni, un drappello di sognatori realizza al largo della costa di Rimini la sua isola felice. Senza violenza e senza erigere muri, mentre si fanno strada le canzoni delle vacanze: Azzurro di Adriano Celentano e La Bambola di Patty Pravo, Rimini si ritaglia la sua utopia sessantottina in versione balneare.

Una geniale follia che solo in riva all’Adriatico poteva venire in mente: realizzare una palafitta di cemento e ferro in mezzo al mare, fuori dalle acque territoriali, uno Stato vero e proprio con tanto di lingua (l’esperanto), moneta, (il Mill), vessillo (uno stendardo con tre rose) e persino un’emissione filatelica. La storia è così affascinante che ho deciso di condividerla su questo blog quale esempio di sogni audaci, belli e incredibili che è in grado di generare la provincia italiana.

Tutto inizia negli anni Sessanta. Mentre in Germania si progetta la costruzione del Muro di Berlino, in Vietnam si combatte, Praga “celebra” la sua primavera e un po’ ovunque impazza la contestazione studentesca, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa si inventa un libero Stato nelle acque dell’Adriatico a 6 miglia dalla costa riminese. La piattaforma di 400 metri quadrati brilla appena 55 giorni.

Dal 1° maggio del ’68 – quando viene issata la bandiera con le tre rose – al 26 giugno, giorno in cui viene circondata dalla marina militare e sottoposta a blocco navale. Il progetto è troppo sovversivo per non destare sospetti, ombre e preoccupazioni. Più che l’Isola delle Rose ai benpensanti pare l’Isola dei Misteri. C’è chi teme una Las Vegas in mezzo al mare, chi un porto franco per l’amore, chi si preoccupa del fatto che a poche miglia c’è la Jugoslavia di Tito.

Niente da fare. Ha vita breve l’utopia dell’Isola delle Rose. Fra l’ingegnere Rosa e lo Stato Italiano inizia un duro braccio di ferro. L’audacia emiliano romagnola crolla nel febbraio del 1969 sotto due tonnellate di esplosivo piazzate dalle autorità italiane, pochi dopo mesi la proclamazione del libero Stato delle Rose.

Di quella ruggente estate riminese, per la verità furono due visto che l’Isola fu accessibile dall’estate del 1967, restano le bellissime foto in bianco e nero di Davide Minghini, il fotografo ufficiale della cronaca riminese.

L’episodio viene bollato come un tentativo di “urbanizzazione” del mare per ottenere vantaggi commerciali. Sull’impresa dell’ingegnere Rosa cade il silenzio. A riportarla in auge qualche anno fa ci pensa l’associazione Cinematica attraverso il film documentario Isola delle Rose. La libertà fa paura.

La bizzarria della palafitta off shore è raccontata dai protagonisti di quei giorni. L’ultima novità è attesa per l’autunno, precisamente a novembre, la casa editrice riminese NFC Edizioni uscirà con un libro fotografico sull’isola felice al largo della costa riminese.

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